What Constitutes the Meaning of an Individual Self-identity.
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Fragments of Life
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Yellow Screens
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ID entity Cards
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Self-Portrait
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Subconscious Movements
 
Where an external, faraway “There”, becomes an internal “There” deep inside us.
 
 
 
  A city is truth.  
    A city is lie.  
 
 
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Resources for Emerging Photographers

 

 
 

La citta’ metafisica. 

La citta’ e’ una creazione dell’uomo. Per l’uomo e’ stata costruita e nella sua mente febbrile e’ stata concepita. Strade, corsie, piazze, negozi, panchine di pietra e di legno, alberi piantati lungo il viale, grattacieli e chioschi del gelato – tutto cio’ e’ una parte del vuoto nel quale ruota la vita di ogni uomo, il palcoscenico sul quale si svolgono le tragedie umane. 

L’uomo costruisce la citta’ e la citta’ e’ lo sfondo della sua vita. Da quella stazione dell’autobus ha visto suo padre essere picchiato da criminali. In quel preciso posto, da bambino, una volta giocava a palla. E da quella finestra distante al settimo piano, proprio li’ e’ stato licenziato per la prima volta, e dalle strisce pedonali lungo la strada ricorda d’aver visto una volta un giovane uomo, dagli occhi scuri, che per un istante gli lancio’ uno sguardo serio, gli sorrise in una maniera strana ed ando’ via.

 La citta’ e’ statica, eppure ogni minuto essa cambia. Le sue case sono fisse al loro posto e tra di esse ha luogo un trambusto senza fine – verso il lavoro, verso il night club, verso il sexy shop, verso il bar, nell’autobus, nel treno, in macchina o in bicicletta – avanti, ed ancora ed ancora, cosi’ il ballo della vita non si ferma mai. Ed in questa costante processione, tra la folla di gente girovaga ognuno va per la sua strada, verso le sue passioni e delusioni, nella continua corsa verso un posto misterioso, o alternativamente, verso il luogo verso il quale tutti noi ci dirigiamo, ogni individuo verso un mondo solitario, ed il suo mondo e’ nascosto agli occhi degli altri. 

La citta’ e’ verita’. La citta’ e’ menzogna. In una strana forma d’amore per se stessa, si riflettera’ sempre nelle sue pozzanghere ed ogni pietra danneggiata contera’ i milioni di piedi che l’hanno calpestata.  A volte si camuffera’ da bellissima principessa, a volte da incubo. Solo coloro che daranno uno sguardo ravvicinato noteranno il dolore che attende in silenzio nella facciata distante della bellezza, ed allo stesso tempo la bellezza che erompe dal dolore. 

Innumerevoli generazioni di architetti hanno prodotto una fredda bellezza urbana. La simmetria del Rinascimento, le pesanti facciate del neoclassico, la radiose strutture di vetro della nostra eta’ moderna, il loro calcolato splendore – il frutto del nostro intelletto, sta in netta ma armoniosa contraddizione con le tempeste che hanno luogo nel cuore dell’uomo. E’ piu’ d’un mezzo di consolazione: e’ lo sforzo di dare significato a cio’ che a volte ne sembra privo. Queste scale a spirale perfettamente strutturate in contrasto con le innumerevoli magliette e mutande che sono stese ad asciugare sulla superfice d’un brutto edificio di cemento; una piazza dalle dimensioni ideali a Venezia che gli occhi indagatori del fotografo trasformano in un incubo verde, vicino ai passanti che attraversano Charles Bridge, ognuno da solo, ognuno nel suo mondo. Ne’ l’origine del ponte, ne’ il suo sbocco sono visibili nella foto. 

Ed in un’altra fotografia – un riflesso d’una bellezza impressionistica di negozi riflessi in una pozzanghera, un riflesso che crea una momentanea illusione di pura bellezza, mentre l’insegna del negozio rivela qualcos’altro: un’industria del sesso senza emozioni. Ed un’altra, una citta’ illuminata dai lampioni, ma le sue panchine sono forme cangianti – sono panchine o lapidi?  

In una fotografia di New York – la misura dell’umanita’ in contrasto alla misura della grandeur. Enormi costruzioni, in contrasto con solitudine e sedie vuote, e nel mezzo – un vuoto senza un’anima viva. Anche in posti nei quali solitamente possono vedersi uomini, come in una stazione della metropolitana, il movimento dei treni che passano squarcia l’ombra umana e la trasforma in un mistero irrisolto, incerto se si tratti di uomo o simbolo. 

Attraverso le lenti della macchina fotografica, il fisico si trasforma in metafisico. Scene normali sono rivelate, ed al lampo della luce l’ovvio e’ esposto come un enigma. Non c’e’ bisogno di produrre significative scene pseudo-espressive, riempite d`allusioni ed artificiali connessioni culturali, ne’ c’e’ qui un bisogno di tecniche fotografiche o di sviluppo super moderne. La profonda dimensione della vita nella citta’ e’ rivelata a coloro che vi prestano attenzione.

Testo di Tamir Greenberg

 

Traduzione di Massimo Sette

 

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