"GuideMagazine" , July 2002, Italy .
   
   
     
   
     
   
     
   
     
   
     

 

 

L¹OCCHIO SUL SOLDATO
Che cosa copre la divisa
A richiesta dei lettori, torna Kobi Israel su Guidemagazine. Qui spiega le motivazioni che lo hanno indotto a violare, con la macchina fotografica e per la prima volta nella storia, un tabù: il ³corpo dell¹esercito²

Pier Vittorio Tondelli, in ³Pao Pao² è stato il primo scrittore a descrivere certe relazioni erotiche che possono intercorrere tra soldati. Kobi Israel, che a 30 anni è già un grandissimo professionista (la sua fama mondiale sta crescendo), è il primo fotografo a offrire una prospettiva del tutto simile. Sul numero di febbraio Guidemagazine aveva pubblicato il primo dei suoi servizi sui soldati. E¹ stato talmente gradito dai lettori che, ³a grande richiesta², abbiamo dovuto riproporlo con queste nuove, inedite immagini. D¹altra parte sono foto ³mai viste², rarissime per il tema trattato. Infatti, hanno per oggetto la sensualità del soldato. Fermandosi sempre sulla soglia dell¹erotismo, senza mai procedere oltre, Kobi crea la magia dei suoi scatti, tra l¹altro tecnicamente meravigliosi, che lasciano spazio alla fantasia, ai ricordi... Dopo essere stato piacevolmente sorpreso dalle lettere giunte dall¹Italia e pensando di rendere cosa gradita ai lettori di Guidemagazine, Kobi ha accettato di rispondere alle nostre domande.

Kobi, puoi spiegare ai lettori di Guidemagazine quale idea c¹è dietro il progetto che vuole dei soldati come protagonisti?

In tutti i miei progetti fotografici vorrei dare un¹identità, un¹occasione di apparire agli altri, anche se mediata dal mio tocco personale. Io penso che definendo gli altri definiamo anche noi stessi, specialmente nella società gay. Oggi sto focalizzando il progetto ³essere un soldato² perché, in questo progetto sto tentando di demistificare il concetto d¹essere
soldato: nessun soldato eroe, niente giochi di guerra, nessuna glorificazione, ma solo semplici e intimi frammenti della loro vita d¹ogni giorno.

Ma tu il soldato lo hai fatto?

Vivendo la scena gay in tutte le parti del mondo, la domanda che mi sento fare sempre, dopo che dico di venire da Israele, è spesso la stessa: ³Così tu sei stato un soldato?². Io sono nato in Israele e ho fatto il servizio militare quando avevo 18 anni, età molto giovane quando ti mettono in
uniforme: ti danno un¹arma e devi fare la guardia. Visto da fuori non hai alcuna identità, sei solo un numero e un rango, ma dentro di te c¹è un intero mondo di emozioni, pieno di conflitti e di passioni. Il mio principale conflitto durante quei giorni era come stare fedele al mio Paese e nello stesso tempo non perdere la mia identità personale, la mia passione sessuale per l¹uomo. Nel mio progetto sto tentando di mostrare un po¹ di questa confusione: la solitudine e il bisogno di sentimenti che ho vissuto in quei momenti.

Il tuo particolare ³occhio² sui soldati sembra contenere una proposta di rottura.

Sto solo cercando di comunicare, attraverso il mio progetto, l¹emozione di vivere con gioia. Ma ³vivere con gioia² è possibile solo stando vicino all¹interna, individuale verità, osservando i dettagli della semplicità, la pura bellezza della vita, guardando gli altri e conoscendo gli altri.

C¹è anche un messaggio provocatorio?

No assolutamente. Mostrando qualcosa che la gente non ha mai visto, voglio solo promuovere il suo piacere. Le mie scene sono molto semplici: vita d¹ogni giorno, non grandi drammi; così per capire qualcosa dei miei lavori occorre osservare i piccoli dettagli, essere desiderosi di pensare agli altri e non solo a se stessi.

Trattando un tema così tabù come l¹erotismo fra soldati, ci sono state reazioni in Israele o in altri paesi da parte dei partiti politici o di qualche ebreo ortodosso? Purtroppo, anche in Israele (come in tutti i Paesi) ci sono formazioni integraliste, che pretendono di far risalire alla Bibbia la condanna dell¹omosessualità.

Israele è una società molto aperta e moderna; i diritti dei gay sono molto avanzati. Non mi preoccupo delle reazioni degli ebrei ortodossi che sono solo il 20% della popolazione. Non vorrei provocarli o ferire i loro sentimenti, ma non abbandonerei i miei bisogni individuali solo perché sono nato ebreo, non l¹ho scelto io. Sono nato ebreo, sono nato in Israele, ma soprattutto sono nato in una società libera, moderna, occidentale. Per questo io sono molto orgoglioso d¹essere israeliano e per questo ringrazio i leaders d¹Israele, che in 50 anni hanno creato questo tipo di società. Ma, alla fine, mi sento molto più vicino a un uomo gay arabo o italiano e alla mentalità di un italiano medio, che non a un ebreo ortodosso. Anche se vive a soli 20 chilometri da casa mia.

 

 


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